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Autore: Alessio

2025: La musica da ricordare, i concerti da non dimenticare.

Posted on 27 Dicembre 202531 Dicembre 2025 by Alessio
Disclaimer: è sempre difficile chiudere in un anno il mare di (belle) uscite che ci sono mese dopo mese. Ci poteva anche essere l'idea di fare una lista di album, ma oggi è così raro che l'ascolto sia integrale che, come lo scorso anno, preferisco partire dalle canzoni e poi, chi vorrà, allarghi il campo a questi artisti.
Detto questo: è stato un altro anno pieno di musica, di artisti, di conferme e di nuove sensazioni. E anche mentre scrivo questa lista continuano ad uscire (magari dalle liste degli altri) nuove suggestioni e percorsi.
Insomma: c'è tantissimo di bello nel mondo, se ci lasciamo andare con un pò di curiosità e orecchie aperte attente, invece di perdere tempo nel dirci che non abbiamo tempo o voglia o interesse.
Di vita, in fondo, ce n'è una sola, per quel che sappiamo.
Per chi non lo sapesse, pubblico una newsletter settimanale che parla sempre di artisti nuovi e da scoprire, a cui puoi iscriverti qui se hai trovato in questa lista qualcosa di interessante.
Qui se vuoi la playlist su Spotify.

Anna B Savage – I Reach for you in my sleep

Terzo album per Anna B Savage, un disco che sa confermare l’incredibile talento di una ragazza sa scrivere canzoni mai banali e che con “You & I are earth” ha saputo avvicinarsi ad una dimensione più naturale, più intima e matura. Questa canzone in particolare si sviluppa con la sua consueta eleganza e poi ci regala uno dei ritornelli più belli dell’anno: memorabile nella sua semplicità.

Benjamin Booker – Same Kind of Lonely

Terzo album in carriera per Benjamin Booker, dopo ben otto anni di silenzio. “Lower” è uno straordinario disco chitarristico, di parole e emozioni, che sa essere delicato e accattivante e allo stesso tempo avere un forte impatto emotivo. Come in questa canzone, un pò la somma del disco con quell’inciso a tre quarti di canzone con i veri suoni e voci di una sparatoria in una scuola, mentre tutto riparte: vita e morte, in cinque minuti.

Heartworms – Extraordinary Wings

Jojo Orme è tra le sorprese più belle dell’anno: dopo diverse tracce già uscite, in particolare nell’Ep del 2023, serviva l’esordio ed eccolo, puntuale. Un disco straripante di personalità, soprattutto, che sa essere elettronico, ruvido, sensuale, respingente: molte facce per un diamante che si è confermato grande interprete anche dal vivo (ne ho scritto qui). E questa canzone, tra l’altro tra le più accessibili del disco guarda un pò al trip hop di certi Massive Attack e si snoda lungo una splendida melodia vocale. Abbastanza irresistibile.

Oklou – Family And Friends

Oklou è un altro esordio intenso: produttrice francese da diversi anni, si è infine, con “Choke Enough” regalata il primo disco a proprio nome. Un disco difficilmente catalogabile: sembra un disco da afterparty, ha una ritmica sempre leggera e mai spinta, ha qualche elemento che sembra essere musica classica del futuro, come in questa, che è solo una delle molto affascinanti tracce del disco. Le recensioni parlano spesso di hyperpop, sembra comunque qualcosa di contemporaneo, futurista ed elegantissimo allo stesso tempo. Da non perdere di vista.

Saya Gray – Thus Is Why (I Don’t Spring For Love)

Siamo dalle parti del disco dell’anno: Saya Gray è canadese, di formazione classica e qualche anno fa aveva pubblicato un primo disco (19 Masters) che era una insolita raccolta di demo e bozzetti, che ne facevano intravedere il talento. Ebbene: siamo andati avanti di tre anni e la penna musicale di Saya è diventata d’oro. Ogni canzone è un universo sonoro, che si muove dal pop, al country, al rock, all’elettronica, alla sperimentazione eppure sempre in forma accessibile. Un disco stupefacente, che in un mondo diverso da quello di oggi avrebbe raccolto consensi ben più ampi.

Darkside – S.N.C.

Non è che facciano tanti album i Darkside e in effetti ci sta che siano 3 in dodici album. Perché è il progetto parallelo di due grandi autori, Nicholas Jaar (una decina di dischi in quindici anni) e Dave Harrinngton, che suona in diverse band e ha pure i suoi progetti solisti. Però questo non fa mancare qualità a questa specie di progetto di elettronica morbida, meno concettuale, ad esempio, del Jaar solista e quando indovinano la canzone, lo fanno senza se e senza ma. E dunque, S.N.C. è in effetti una piccola bomba di quelle che ti immagini in un live club soffuso e con i bassi potenti, ammaliante, ma troppo aggressiva e perfettamente riuscita.

Bdrmm – Sat In The Heat

Svoltare di suono al terzo disco: è qualcosa che è successo a diverse band giovani ad esempio di quella nidiata indie-rock di inizio anni duemila e raramente con esiti buoni. Il nostro trio inglese dei Bdrmm però è di altra pasta e la sensazione è che la variazione di suono non sia avvenuta per cambiare una formula che non si sapeva come rinnovare, ma per un vero e proprio intento artistico. E quindi: dallo shoegaze e dal rock ad una più grossa componente di elettronica venata di psichedelia. Il disco è bello tutto, tra gli apici c’è questa canzone, ma non è niente di più della punta dell’iceberg.

Hamilton Leithauser – This Side of the Island

Sempre voluto bene a Hamilton Leithauser, nonostante in Italia non sia mai arrivato particolarmente: mai una data in Italia dei suoi Walkman, solo una per lui solista, tra l’altro qui a Ferrara, in apertura ai Fleet Foxes. Ma fa niente: la cosa interessante è che il nostro è sempre in grado di scrivere ottime melodie e il nuovo disco di quest’anno ne è pieno, tra cui questa dolcissima “This Side of The Island” piccolo inno ad una New York che non c’è, che ne è una perfetta esponente.

Adrien Crowley – Measure of Joy

Nato a Malta e ormai residente in Irlanda da tempo, Adrien Crowley era rimasto fuori dai radar della mia conoscenza. Eppure ha già una certa discografia, una decina di album e quest’anno è sbucato fuori per un qualche caso non chiaro, con le orecchie di chi scrive che si sono subito accese. Elegantissimo e minimale nella produzione, anche l’ultimo disco di quest’anno “Measure Of Joy” riesce ad essere un perfetto disco da mettere in ascolto su un bel giradischi, magari in buona compagnia e lasciarsi ammaliare.

The Lathums – Stellar Cast

Un gruppo rock dritto, dritto, che con il terzo disco ha un pò cercato di prendere il posto lasciato libero dagli Arctic Monkeys, ormai diretti verso una formale eleganza costruita alla perfezione ma un pò vuota d’anima. Ben diversi i The Lathums, che in tutto il disco e in particolare in questo singolone fanno qualcosa che ormai non si fa più: batteria veloce, giro di basso, chitarre e melodie, per un pezzo veloce e intensissimo che si fa amare come quei brani lì, di un paio di decenni fa.

Tamino – Babylon

È parecchi anni che inseguo Tamino, sin dal folgorante esordio che gridava a gran voce “Jeff Bucleky è rinato” e pure nascondeva qualcosa di più. Quelle influenze tra europa e mondo africano (l’Egitto in particolare), a causa probabilmente anche delle sue origini miste rendeva il nostro ragazzo belga una scoperta interessantissima. E per una volta possiamo dire che il nostro si è comunque costruito un percorso anche in Italia, vedendo le diverse date dal vivo negli ultimi anni, compreso l’Alcatraz di Milano a settembre 2025. Il nuovo disco, terzo della sua carriera, è di nuovo affascinante e interessante, intenso e profondo. Basti questa Babylon, per innamorarsene di nuovo e poi buttarsi dentro al disco per intero.

Perfume Genius – Clean Heart

Sempre amato Perfume Genius: il nostro americano è passato da timidissimo autore di canzoni quasi lo-fi eppure piene di vita (come Dark Parts, ad esempio) a uomo cosciente, molto più rilassato e accattivante, ha percorso la strada del teatro e si è insomma fatto adulto, senza perdere niente di una intensità emotiva che non si impara, semplicemente è innata. E quindi, anche questa volta l’album è bello e “Clean Heart” è una di quelle canzoni che ti fanno innamorare al primo ascolto.

Bon Iver – There’s a Rhythmn

Strana la discografia di Bon Iver: l’esordio con un capolavoro già immortale, quel Forever Emma, Forever Ago, un secondo bel disco e poi due album sempre più astratti e concettuali, sempre meno forma canzone e più sperimentazione, come a nascondere sé stesso. L’impressione è che Sable, Fable, rilascato ben sei anni dopo il precedente, sia il punto di congiunzione tra quel primo Bon Iver e il secondo, raggiungendo un ottimo punto di mezzo tra canzoni sempre particolari e allo stesso tempo sempre emotivamente riuscite, come questa “There’s a Rhythm”, tra la ballata folk e le suggestioni quasi gospel.

Annie And The Caldwells – Cant’ Lose My Soul

Siamo fuori dai consueti generi, ma questo è davvero un gran disco: Annie And the Calwell sono una famiglia, madre, padre e figlie e cantano nella loro piccola chiesa in Mississipi, riprendendo la tradizione del soul più puro, quello di matrice delle popolazioni di colore, degli schiavi e della povertà. Scrivono anche canzoni e alla fine con un certo passaparola il loro primo disco, dopo decenni di canto puro in chiesa è diventato un piccolo caso discografico, di puro passaparola tra gli appassionati che hanno scoperto in questi brani l’essenza più pura del soul oggi. Il consiglio è di ascoltare, assolutamente.

Tunde Adebimpe – Magnetic

Che bell’esordio, il primo a nome di Tumbe Adebimpe, voce dei Tv on the Radio, tra le band di culto dell’indie rock americano di inizio millennio. Uno che nel frattempo si è affacciato anche nel mondo del cinema e poi quest’anno ha deciso che era tempo. Il disco è molto vicino ai suoni della band ma è soprattutto sempre originale e fresco, si muove in diverse direzioni sonore e contiene diversi brani irresistibili, tra questa Magnetic.

Car Seat Headrest – CCF (i’m gonna stay with you)

Will Toledo è stato un altro nome di quelli di nicchia, con il suo progetto Car Seat Headrest e allo stesso tempo di puro culto, di quelli che sui forum e nelle webzine ricevevano menzioni, voti nelle classifiche di fine anno e che facevano parlare di sè. Ora il mondo è un pò cambiato, di chitarre il mondo si è un pò svuotato e di queste canzoni che arrivano a cinque, sette, nove minuti c’è molto meno interesse eppure occhio a questo disco, questo “The Scholars”, un piccolo concept album dove quello che era un progetto solista diventa un gruppo, diventa ancora più maturo e interessante, come in questa eccezionale traccia d’apertura.

Arcade Fire – Year of the Snake

La parola fine agli Arcade Fire? Se per diversi anni (fino a Reflektor, disco eccezionale) il gruppo/famiglia canadese è stato quello in grado di farsi amare da tutti, pubblico e critica, quello che è successo dopo (il primo disco sottotono, lo scandalo sessuale legato al cantante, il dignitoso “We” con alcune ottime tracce che aveva però fatto un tour a riflettori spenti proprio per quello scandalo, insomma tutto sembrava offuscarsi. E in piena onestà quest’anno si è parlato pure pochino di “Pink Elephant” teorica rinascita, disco discreto eppure ancora non ai livelli di quelle produzioni dei primi dischi anche perché nel frattempo il gruppo si è asciugato, ridotto, molti se ne sono andati e quello che è rimasto sono essenzialmente Win e Reginè, marito e moglie. Ora, due sono le notizie: che questo singolo lanciato in occasione dell’uscita è ancora una ottima canzone, che sa essere quasi memorabile e pure cercare di non strafare, rimane soffusa e sottotraccia. L’altra è che pochi mesi fa, alla fine Win e Reginè si sono separati, per cui cosa ci sia e cosa rimanga oggi di questo straordinario gruppo è difficile da dire. Ci rimane una canzone ancora bellissima, un futuro incerto e un passato glorioso.

Goddess – Animal

Un altro esordio solista di un gruppo di culto di qualche anno fa:  Fay Milton era la batterista delle Savages (da cui anche Jenny Beth) ha costruito una solida carriera) e quest’anno ha pubblicato sotto il nome Goddess il proprio primo nome. Ed è estremamente interessante: tra pop, rock, soul, elettronica, ogni brano è una pura sperimentazione intensa e interessante e per presentarla ecco “Animal”, piuttosto irresistibile.

Matt Berninger – Little by little

Come faccia non si sa. “Little By Little”, dal secondo disco solista di Matt Berninger, voce dei The National è un’altra di quelle canzoni che consapevolmente non sono nulla di originale e innovativo e, allo stesso tempo, sono praticamente perfette nella loro semplicità, nell’intensità vocale. Qualche battito in sottofondo, la chitarra e la voce, tutto qua, se non fosse che ad altri non riesce e che a lui, invece, riesce quasi sempre.

Pulp – Spike Island

Come è chiaro a chi legge, qui mediamente si ascoltano novità e tutto ciò che è ancora vitale e vivo. Per cui, mediamente, l’album numero diciassette, pur buono, del cantautore storico è raramente considerato, perché preferiamo andare in cerca di nuove sonorità ed energie. I Pulp sono un pò una eccezione, visto che tornano su disco dopo 24 anni (!) e che la loro carriera si è essenzialmente snodata tutta nei soli anni novanta e quindi, viene da dirsi, che ci sarà mai da sentire. Dei buonissimi brani, ci sono da sentire: come se penna di Jarvis Cocker, che poi negli anni ha regalato diversi progetto solisti, si fosse improvvisamente ripresa in direzione Pulp ed eccolo, un disco perfetto, nel suo suonare come suonavano i Pulp, pieno di splendide canzoni, come questa Spike Island.

Haim – Gone

Quarto disco per le nostre tre Haim e sicuramente il migliore di quelli pubblicati finora. Un pò con lo sguardo verso certi anni settanta, ispiratissimo nelle canzoni, leggero e con l’atmosfera di certi viaggi in macchina in quella America che sembra non voler pensare a niente. A questo sembrano guardare le Haim e ci sono piaciute quest’anno, brave loro.

Maria Somerville – Halo

Per fortuna ci sono dischi che sanno stare soffusi, sottotraccia, non vogliono spiccare e riescono a farsi notare per la loro eleganza. Maria Somerville è irlandese, di quella Irlanda di pioggia e erba bagnata, di quei territori senza tante persone lungo scenari di scogliere e natura e ci ha regalato uno disco, Luster, che sfiora un certo dream pop (infatti esce sotto 4ad, etichetta che su certi suoni ci ha costruito una carriera) ed è un disco raffinato, soffuso, come avvolto da una coltre sonora sotto cui si staglia la voce di Maria e tutti gli strumenti. Bellissimo, tra i migliori dell’anno e di cui scegliamo questa Halo, strabiliante per quando rimanga sospesa senza voler andare in nessuna direzione particolare. E per questo bellissima.

Big Special – Hug a Bastard

I Big Special sono stati una delle più belle scoperte degli ultimi anni, un esordio tardivo (verso i trenta entrambi, senza nessun successo nelle esperienze precedenti) e una capacità non comune di raccontare periferie, problemi, la classe media e bassa di quella Inghilterra di oggi. Voce e batteria come assi portanti dei brani, spogli eppure ritmici, pulsanti e sempre un pò ruvidi, con quella pronuncia forte, di un inglese che non vuole essere in nessuna maniera internazionale, ma solo british. Questa canzone, con un piglio ritmico coinvolgente è un ottimo esempio del secondo disco uscito un pò a sorpresa nell’estate, ma occhio anche alla lenta ballata rilasciata a fine novembre, “drapped up a hill” di una delicatezza e intensità uniche.

Ethel Cain – Fuck My Eyes

Ethel Cain è un insolito fenomeno, sembra essere una di quelle persone con una personalità diversa dagli altri, ha pubblicato quest’anno sia il secondo che il terzo album e il primo di questi due era un disco tosto, dove la prima e la terza canzone sono di dodici e tredici minuti di durata, in rete c’è un video in lascia il palco in lacrime durante una canzone e altri dove sembra essere sicura di sè, in pieno controllo da star quasi gotica, con la croce sul palco alle spalle. Insomma è qualcosa di particolare eppure sta raggiungendo pubblici importanti, ha ormai tre milioni di ascoltatori mensili su Spotify e anche il concerto italiano di quest’anno è stato raccontato come un piccolo evento. È tutto molto strano, è tutto molto bello e alla fine passano i mesi e questa “Fuck My Eyes”, tratta dal secondo di questi due album è splendida e rimane in testa, come rimangono in testa gli artisti che hanno una personalità superiore agli altri, come Ethel.

Racing Mount Pleasant – Your New Place

A proposito di artisti e dischi che non dovrebbero interessare a nessuno e invece, vedendo anche qualche classifica di fine anno, sono arrivati, ecco i Racing Mount Pleasant. Dalle parti dei Black Country, New Road (i primi) dalle parti di quei gruppi che fanno musica con strumenti presi quasi dalla classica e che nel tempo che oggi una canzone dovrebbe dire tutto (un paio di minuti) costruisce solo l’introduzione e poi, minuto 1:50 eccoli che partono, che raccontano una storia di chitarre, archi, batterie, voci che si incastrano e si inseguono e si fanno amare. Il disco è tutto così, fatto di emozioni e costruito senza sovrastrutture, come fatto in casa e suonato dal vivo ed è un gran bel sentire.

Wolf Alice – Bread Butter Tea Sugar

I Wolf Alive sono ormai diventati un gruppo rilevante e con questo ultimo disco hanno scelto una impostazione che guarda un pò al passato, più accessibile e quindi ancora più accattivante. In realtà l’ascolto scivola in maniera abbastanza leggera, senza grossi picchi, peccato però che poi si arrivi qui, in una canzone che pare essere qualcosa dei Belle&Sebastian e che nella seconda parte diventa abbastanza irresistibile, nei suoi incroci vocali e nella ritmica sbarazzina, in una sonorità che sembra arrivare da qualche decennio fa e che ce la fa. Non siete irresistibili, Wolf Alice, ma di tanto in tanto tocca ammettere che le canzoni le sapete fare.

Blood Orange – The Field

La sensazione, ascoltando il nuovo disco di Blood Orange, è che sarebbe rimasto quasi inosservato. Molto più delicato ed essenziale che in passato, un disco introspettivo, elegante e misurato, fatto di un soul/pop ancora meno accattivante di certi dischi che avrebbero meritato ben più successo commerciale. E invece no: il disco sembra essere andato bene ed è finito pure in tante classifiche di fine anno, capitanato da questa incredibile cover/rivisitazione di un brano degli anni novanta per finire in tutti gli altri brani. Bravo lui, bravi gli ascoltatori a dargli lo spazio che meritava.

Emma Louise, Flume – Shine, Glow, Glisten

A volte sono belle le canzoni che sanno essere accomodanti, per chi ascolta, perché danno un senso di già sentito. E poi ci sono quei brai che ti proiettano nello spazio del futuro: il disco di Emma Louise e Flume, austrialiani (lei l’abbiamo già sentita con i Boy&bear, lui come produttore a proprio solista) è esattamente perfetto per raccontare come trovare melodie dentro a suoni digitali, come rielaborare voci e strumenti per viaggiare dentro a suoni che sembrano (ancora) provenire dal 2050 e da città cibernetiche, pur mantenendo tutta l’umanità degli autori. Un gran bel viaggio.

Big Thief – Words

I Big Thief sono un pò l’opposto della canzone precedente, si appoggiano al classico, alla canzone rock e folk, agli strumenti naturali, scelgono quasi sempre una produzione che suona quasi analogica, leggermente imperfetta e che ricorda i grandi gruppi di qualche decennio fa. Piacciono ma non sempre, secondo chi scrive, sono stati così indimenticabili, l’album uscito quest’anno però è più asciutto e misurato e i picchi ci sono, come in questa Words, accompagnata da una sezione ritmica più intensa rispetto al solito, che si amare parecchio.

Geese – Taxes

Probabilmente uno dei casi dell’anno, un disco che è riuscito a finire dentro a tanti classifiche e a ricevere supporto da tanti: improvvisamente, al terzo album il gruppo americano, che suona come i grandi gruppi rock del passato è arrivato al successo. E la cosa interessante è che non c’è dentro al disco la canzone che tutti indicano come un capolavoro, ma diversi apici di una scrittura sempre un pò sbilenca, particolare, che non cerca di farsi amare ma ci riesce. Ma al di là di tutto Taxes è una vera e propria gemma (e il video segue perfettamente la traiettoria della canzone) iniziando un pò incerta, con quella voce mai del tutto aggraziata e poi, dopo un minuto e mezzo ecco il cambio di ritmo, l’energia che sale, la melodia perfetta, per una canzone che non sembra avere nemmeno un ritornello ma che pure suona perfettamente amabile da tutti.

Kieran Hebden, William Tyler – Spider Ballad

Un disco complesso, quello di Four Tet (nome d’arte di Kieran Hebden) e William Tyler, fatto di idee leggere, suggestioni elettroniche e vortici sonori delicati. Non è musica ambient, è elettronica delicata e di gran gusto, un disco che magari non viene da immaginare come ascoltato per piacere, ma che, se impariamo a rallentare e a lasciare fluire suoni e musica, diventa pura magia, come in queste pulsazioni leggere e il suo crescendo di battiti.

Tame Impala – My Old Ways

Quasi tutte negative le recensioni del nuovo disco di Kevin Parker, ben più conosciuto come Tame Impala. Il nostro si è diretto verso la cultura rave e l’elettronica più spinta, mettendo un pò a lato le psichedelie rock del passato e ottenendo un disco che è sembrato deludere molti. E se è vero che non è sempre a fuoco, occhio a sottovalutare il talento del nostro. Ad esempio “My Old Ways”, apertura del disco è una gemma vera e propria: introduzione quasi soffocata nei suoni, melodia irresistibile, intrecci vocali in crescendo, probabilmente il miglior modo di aprire un album in questo 2025. Un disco criticato forse più per le aspettative che non per il disco in sè, da non dimenticare.

The Antlers – Blight

Il simbolo dell’eleganza: gli Antlers sono in pista ormai da vent’anni e diciamo gli, al plurale, nonostante siano in sostanza la creazione solista di Peter Silberman. Raro che dopo tanti album, sette con questo “Blight” si riesca a mantenere una qualità compositiva così alta e invece è riuscita la magia anche questa volta. E tra le altre c’è questa canzone, non a caso quella che dà il titolo al disco, che è semplicemente splendida nella sua costruzione di note di pianoforte e arrangiamenti leggeri per poi lasciarsi andare ad un finale quasi spruzzato di jazz e di un crescendo emotivo che lascia senza fiato.

Florence & The Machine – Everybody Scream

L’avevamo un pò lasciata da parte, Florence, dopo l’esordio in cui si era pienamente inserita tra gli artisti in quota indie da seguire. Energica e intensa, ci era sembrata andare più in una direzione patinata, pur essendo una autrice di livello. Beh, una esperienza di grave rischio per la propria salute e un generico senso di maturità e consapevolezza ce l’hanno riportata in scena con un ottimo disco, mai banale e vibrante, capitanato da un singolo che ha l’estetica sonora del classico, non a caso uscito il giorno di Halloween: l’essenza è quella dell’energia spirituale più profonda e ci sono cori, urla, un ritornello potente e tanta energia. Sono queste le cose che dovrebbero passare nelle radio, ecco.

Snocaps – Heathcliff

Ci sono dischi che sono importanti per certe carriere e dischi che sono fatti per puro piacere, per gusto personale. Le Snocaps sono due sorelle (una è la nota Waxahatchee) e dopo avere iniziato assieme in adolescenza le due hanno percorso i propri sentieri personali per poi decidere, solo per un breve tempo, di tornare insieme, formare questo duo (che è poi una vera e propria band, compreso il noto chitarrista Mj Lenderman) scritto metà dall’una e metà dall’altra. Semplici quanto irresistibili guitar song, ritornelli e melodie, alcune date e poi stop, si tornerà alle proprie carriere. Un piccolo gioiellino, insomma da non lasciarsi scappare.

Anna Von Hausswolff – Facing Atlas

La svedese è sempre stata un nome di culto e pure sempre complessa musicalmente: la voce dura, le produzioni vicine al mondo metal e doom, la potenza che sicuramente poteva piacere quanto allontanare. Quest’anno deve essere cambiato qualcosa perché Anna è tornata con Iconoclast e ha ammorbidito la formula, modulato la voce e inserito nelle strutture sempre intricate spruzzate di elettronica e momenti di luce maggiore. E per dirlo in sintesi ha scritto uno dei dischi più interessanti e potenti dell’anno, sicuramente e sempre non facile ma pieno di una rara potenza.

Tobias Jesso Jr – I Love You

Tobias Jesso Jr è quasi più un autore per altri che per sé stesso, tanto che dal suo (celebrato) disco del 2025, un esordio che aveva attirato parecchie attenzioni, è partito un silenzio decennale, mentre scriveva e produceva canzoni con mezzo mondo del pop (da Adele a Pink, da Dua Lipa a Justin Bieber). E poi un giorno d’autunno ha detto che sì, era pronto al proprio secondo album. Un album spoglio e intimo, fatto quasi sempre di pianoforte e voce, una struttura confermata anche in questo primo singolo che aggiunge qualcosa in più, una folle parte ritmica che sembra fuori tempo e spezza completamente l’incedere della canzone, sorprendendo con piacere. Una bella chicca nascosta in questo finale di anno.

Sorry – Waxing

Sono, per un motivo o per l’altro, ancora una creatura mezza sconosciuta, questi Sorry eppure sembrano quel gruppo in grado di metterci più intensità e potenza di altri. Questa “Waxwing” gira da mesi in rotazione negli ascolti, con la sua epicità e ci fa dire: occhi aperti su questi ragazzo londinesi.


I concerti del 2025

Tanti i concerti belli, magari meno numericamente dello scorso anno (che per una serie di coincidenze aveva goduto anche di concerti a Berlino, Oslo e Parigi, all’interno di dodici mesi, una fortuna rara) ma tutto ben scelti e con picchi di intensità rara.

Di quasi tutti è capitato di scriverne online, forse il migliore è stato nell’accoppiata di Heartworms + Kyoto, una delle scoperte dell’anno, forse l’emozione più bella è stata nel ritrovare Patrick Wolf riemerso dai propri spettri così come di trovare finalmente Ry X, in una assurda serata di tempesta nell’emilia più profonda. E non è stato niente male, anche per il percorso con la figlia che ne è nato, l’esperienza di Olivia Rodrigo a Milano, in un raro evento popolare in termini di numeri di persone e che pure ha saputo parlare di musica, di note e di emozioni.

Ma di tutte le cose di cui è bello scrivere, forse i concerti sono la migliore e quindi ecco qualche link:

- Heartworms - Bronson, Ravenna
- Benjamine Clementine - Estragon, Bologna
- Olivia Rodrigo - Ippodromo, Milano
- Ry x - Rocca Malatestiana, Cesena


			

2025 – Cose da vedere. Film, serie, animazione e videogiochi.

Posted on 26 Dicembre 2025 by Alessio
Disclaimer: avendo, come tutti, una vita e dei tempi personali, questa non è una lista di chi ha visto OGNI film e OGNI serie e ne fa una classifica. È una selezione delle cose migliori tra quelle che per tempo e scelte personali è capitato di vedere.

I film da ricordare

The Brutalist
Anora
Vampira Umanista Cerca Umano Consenziente
Una notte a New York
28 Anni dopo
Train Dreams
Lost in Starlight
The Perfect Neighborhood
Flow (2024)
La mappa delle piccole cose perfette (2021)

Menzioni: Una Battaglia dopo l'altra, House of Dynamite, The Girl with the Needle, Us.

Dicono che ormai il cinema sia arrivato alla fine. E i numeri freddi dicono che, in effetti, gli spettatori sono in calo e siano sempre meno i film che colpiscono collettivamente un grosso pubblico.

Quello che nessuno ha il coraggio di ammettere è che siamo peggiorati noi come ascoltatori, distratti e poco inclini ad uscire, andare fuori di casa, concentrarci per due ore e lasciarci affascinare da un film.

Insomma: non mancano i film, manchiamo noi. Eppure le storie belle ci sono eccome: “The Brutalist” è un grande film, una epopea di tre ore che racconta una persona nel suo cambiare il mondo attraverso l’architettura.

Ma è bello anche “Anora” per quanto doppiato in italiano soffra un pò, nel suo essere un film che sa far ridere e piangere contemporaneamente, sono belle le introspezioni di “Una notte a New York”, il dialogo intenso tra una donna e un taxista in una notte nella città americana così come perfetto, o quasi il ritorno di Danny Boyle con “28 anni dopo”, che sa lasciarsi andare senza se e senza ma nel raccontare una nuova storia zombie e allo stesso tempo parlare di uomini.

Tra le chicche, la perla più sconosciuta è sicuramente “Vampira Umanista cerca umano consenziente”, delicatissima storia di…amicizia? tra una giovane e involontaria vampira che cerca qualcuno che sia d’accordo con il donare il proprio sangue per la sopravvivenza di lei. Soprattutto un film di formazione, in sostanza, da recuperare.

E se il colpo di coda nella cinematografia lo sembra avere dato “Train Dreams” preso da Netflx, grande storia all’interno degli Stati Uniti di fine ottocento e inizio novecento, delicata e struggente, c’è spazio anche per l’animazione.

Due i prodotti da ricercare (fatto salvo che è tutto meritato il successo di K-Pop) e sono “Flow”, uscito in realtà nel 2024, che ha fortissimi echi di Wall-E nel presentare un film qui interamente muto, che parla di natura e animali e “Lost in Starlight” primo film di animazione ad alto budget coreano, che racconta di spazio, amori e perdite con qualità eccezionale e grande cuore.

Occhio infine ad un prodotto anomalo di cui si è parlato poco: “The Perfect Neighborhood”. Quando sono arrivati i titoli di coda non ero sicuro che, potendo tornare indietro, avrei voluto vedere quello che avevo visto. Non è finzione, non è ricostruzione, non è racconto: è la verità di una follia e di una storia di insofferenza e disturbo finita in un omicidio. Però colpisce, come tutto possa nascere in un qualunque quartiere, tra bambini e adulti e di come in quella umanità ci sia purtroppo tanta incapacità di convivere.

Le serie da ricordare

Adolescence
Cent'anni di Solitudine
The Bear 4
Etoille

Che annata per le serie: non fosse altro che rispetto ad altri anni la sensazione è che ci siano stati diversi prodotti originali rispetto a seguiti o altro.

Comprese serie di cui si è parlato molto, da The Pitt a Pluribus, la nuova serie di Vince Gillians, autore di Breaking Bad e Better Call Saul. Ma quelle non abbiamo avuto ancora modo di vederle.

Parliamo allora di quattro prodotti dall’ottimo all’eccezionale.

Eccezionale, sopra ogni altra cosa, è “Adolescence”: nemmeno ne dobbiamo parlare, è stato un fenomeno che ha abbattuto ogni barriera in poco tempo, generando un passaparola per una storia girata, recitata e scritta in maniera divisa.

Quattro lunghissimi piani sequenza, un paio di interpretazioni della vita (cosa non è l’episodio tre) per qualcosa che non vedremo spesso in futuro, perché non è facile pensarlo anche a tavolino.

Due novità poi: “Cent’anni di solitudine”, nella sua prima parte è un’opera maestosa che prende il libro, lo consegna al popolo che l’ha scritto riuscendo a non voler spettacolarizzare niente e fa diventare quelle pagine magia sullo schermo, così come “Etoile” è un nuovo irresistibile centro della coppia dei Palladino, quelli diventati famosi per “Gilmore’s Girls” (in italia Una mamma per amica) e poi per “La meravigliosa mrs. Maisel”.

Stavolta andiamo nel mondo del ballo e del teatro, tra Parigi e New York e tutto funziona come sempre: risate, personaggi assurdi, una scrittura sopraffina per una serie che conquista in un paio di episodi.

E infine l’unica “stagione x” (insomma non una novità) di quest’anno, ovvero la quarta di “The Bear” che dopo una terza perfetta a livello stilistico eppure un filo debole nel portare avanti la trama si libera del tutto di ogni dubbio e continua la straordinaria scrittura di questo ristorante, di quei personaggi e di questo mondo della cucina che è un pò guardare a sé stessi.

I videogiochi da recuperare

Clair Obscur: Expedition 33
Hollow Knight: Silksong
Indiana Jones e l'Antico Cerchio
Keeper
South of Midnight

Punto uno: quest’anno è successo qualcosa nel mondo dei videogiochi che succede raramente. Ovvero che uno studio sostanzialmente indipendente, con un budget limitato e qualche decina di impiegati, in piena libertà creativa ha fatto quello che tante major non riescono a fare.

Costruire un culto. Una acclamazione universale, partire dal niente e diventare fenomeno di costume, creare un immaginario, arrivare nel giro di un anno ai concerti dal vivo esauriti ovunque per le musiche del gioco.

Insomma: Claire Obscur è un viaggio, un percorso di formazione, una idea splendida e perfettamente sviluppata, una dimostrazione di talento, una avventura dove si piange e si sorride e ci si affezione e poi tutto viene più volte stravolto, come nelle grandi storie. Ce lo ricorderemo tra vent’anni.

Da lì in giù, con la consapevolezza di avere vissuto qualcosa di indimenticabile, ci sono diverse altre opere da non dimenticare.

Due opposte: la grande produzione di “Indiana Jones e l’antico cerchio” , che è quasi il film che non sono stati gli ultimi due, per la qualità di storia e ambienti che regala e quella piccolissima di tre sviluppatori che si sono presi sette anni per il seguito di Hollow Knight e ci hanno regalato Silksong.

Un viaggio spiegato di piattaforme, salti, sfide contro sè stessi e labirinti da cui capire come uscire: chi scrive non ha affatto vinto le sue prove, ancora, ma ci sarà tempo.

E poi altri due prodotti, uno piccolo e uno medio: il piccolo viaggio di “Keeper” folle storia di un…faro che si ritrova a camminare alla ricerca di sè stesso, insieme ad un uccello in una natura dove non c’è più spazio per l’uomo.

E, infine, menzioncina anche per “South of Midnight” che come gioco è solo un discreto action, ma per la parte artistica, con la sua storia che si snoda nella cultura afroamericana di ottocento e novecento, il folklore di quella mitologia poco raccontata eppure piena di dolori e rinascite, su una superba colonna sonora in direzione di blues, si fa ben ricordare tra quei prodotti di cui si parla poco e che pure meritano tanto.

2025: 8 Libri consigliati (+1)

Posted on 22 Dicembre 202522 Dicembre 2025 by Alessio

Ogni anno si leggono libri e, da un pò, capita pure di scriverne. Al momento il 2025 è stato sia l’anno della vera uscita e promozione del mio primo romanzo e parallelamente della scrittura del secondo, qualcosa che non è ancora stato rivelato e di cui, spero, si parlerà nel 2026.

Però oggi siamo qui a parlare delle cose belle che scrivono gli autori nel mondo, immensamente più belle di qualunque cosa uno possa provare a fare.

Prendiamo quindi le cose migliori: qui di seguito i sette libri, più uno, che vale la pena ricordare negli anni futuri.

Intermezzo – Sally Rooney

Intermezzo è il quarto libro di Sally Rooney e, secondo me, il suo punto di crescita maggiore. Non che gli altri non fossero belli e interessanti (ad esempio la storia di Persone Normali è quasi indimenticabile) ma qui siamo ad un salto di maturità.

Uno splendido affresco di persone, due fratelli opposti che si confrontano con le loro vite, il loro ingresso dell’età adulta, il confronto con i propri sogni e le proprie sofferenze.

Davvero bello e bello che sia stato anche un piccolo caso letterario collettivo: non succede di frequente oggi (se parliamo di opere di valore profondo) ed è bello accada.

Se ti interessa, lo trovi qui.

Demon Copperhead – Barbara Kingsolvers

È abbastanza frequente oggi che si scrivano libri lunghi, come se il valore numerico sia qualcosa di aggiuntivo a livello di qualità. Non è necessariamente vero, anzi, diversi (ottimi) libri di questi anni potevano perdere un pò di pagine e lasciare respirare meglio la storia contenuta dentro ma non è, per fortuna, il caso di Demon Coppehead, nonostante le 650 pagine che contiene.

Perché è il libro di una vita, letteralmente, un lungo romanzo di formazione che racconta una vita difficile che diventa via via migliore e allo stesso tempo sempre all’inseguimento di una felicità e di un certo equilibrio.

Dalle campagne isolate della profonda America, dai primi anni di vita, all’età adulta, fotografando perfettamente il percorso di Demon, un nome, un programma, alla ricerca di sé stesso.

Se ti interessa, lo trovi qui.

Mostri – Claire Dederer

Davvero interessante, questo saggio, sia dove viene naturale condividerne le tesi che quando distaccarsene. Il libro di Claire Dederer è un viaggio profondo in questi ultimi cinque o dieci anni di scandali e di viaggio dentro un tema: come viviamo le opere fatte da persone orribili? Un regista che ha fatto il film della nostra vita e che poi si scopre violento? Il musicista che ci ha fatto sognare che si rivela una anima dannata e finisce in carcere? Cosa sono per noi dopo quelle canzoni, quei film, quei libri, quelle serie tv, come rapportarci a noi, ai nostri valori, dove sta il punto di equilibrio?

Non è detto che qui dentro ci sia una risposta: ma ci sono le domande giuste.

Se ti interessa, lo trovi qui.

La polvere che respiri era una casa – Eleonora Daniel

Sicuramente meno noto di altri, sicuramente una proposta da non perdere. Eleonora Daniel è l’editor della casa editrice Accento Edizioni ed è capitato passasse a presentare il primo romanzo qui a Ferrara. Bene: è una lettura imperdibile.

Non tanto per la trama, se vogliamo, ma per la penna che scrive, elegante e delicata e, soprattutto, originale. “La polvere che respiri era una casa” è soprattutto un romanzo originale nelle parole, in come racconta, nello stile che sorprende, stupisce e che fa capire immediatamente la differenza tra un bravo autore e uno potenzialmente bravissimo.

Qui siamo nel secondo campo: la storia è quella di una relazione che naufraga dentro a sé stessa.

Se ti interessa, lo trovi qui.

Berta Isla – Javier Marias

Scomparso nel 2022, Javier Marias è stato uno dei grandi scrittori del secolo scorso e di questo, questo è indubbio. Leggere Berta Isla è stato un viaggio: un libro che sembra direttamente provenire da qualche luogo lontano dell’ottocento e del novecento, da quella scrittura elegante e classica di chi ci si aspetta quasi di trovare in un corso di letteratura. E invece no, Berta Isla, ad esempio è stato pubblicato nel 2017 (ed è il penultimo scritto da Marias, seguito da Tomas Nevinson, che ne è un pò il proseguo) e racconta l’intera vita di Berta, donna che si ritrova ad essere moglie di una spia e di un uomo che diventa man mano sempre più sfuggente, diverso, lontano, distante.

È uno splendido libro su ciò che non c’è, sul dolore della distanza e soprattutto del non poter condividere realmente la vita dell’altro. Non è una lettura accattivante, non è nemmeno un libro che lasci a metà, con i suoi personaggi sempre misteriosi e profondamente umani.

Se ti interessa, lo trovi qui.

Federer è esistito davvero – Emanuele Atturo

Questo libro non è un romanzo, ma un saggio. E Emanuele Atturo è uno degli storici redattori dell’ottimo sito “Ultimo Uomo” e una delle più interessanti a riguardo, perché da sempre riesce a ruotare dallo sport alla prospettiva umana, a inquadrare la psicologia delle persone dentro alle storie raccontate.

E questo “Federer è esistito davvero” è perfetto: il racconto di una carriera, quella di Roger Federer, probabilmente il più grande tennista della storia in un libro che lo racconta sia nella sua onnipotenza che nei suoi maggiori difetti, nella sua imperfezione che l’ha reso una icona globale.

L’ascesa, la caduta, la resurrezione e il mitologico momento, in quel Wimbledon che non è riuscito a diventare l’istante perfetto con cui chiudere la sua leggenda.

Se ti interessa, lo trovi qui.

Numero 2 – David Foenkinos

È divertente come questo libro venga dopo il precedente. Se poco sopra parlavamo di un numero uno, qui parliamo di numeri due. Ovvero della storia di Martin Hill, immaginario ultimo personaggio scartato alla selezione del casting per essere l’attore che avrebbe poi interpretato Harry Potter al cinema.

Un lungo percorso e poi quel giorno viene scelto Daniel Radcliffe, a cui andranno fama, soldi e celebrità e non questo immaginario Martin, di cui l’autore immagina la vita parallela. Un mondo di “e se” una vita parallela alla ricerca della felicità e in fuga da Harry Potter e da tutto il mito che si costruirà poi.

Un romanzo semplice, una bella idea e un finale parecchio convincente.

Se ti interessa, lo trovi qui.

L’imperfetta meraviglia – Andrea De Carlo

Arrivato a fine anno, con un colpo di coda, alla terza persona che mi ha detto “scrivi un pò come Andrea De Carlo” e a cui rispondevo, onestamente, che non ne avevo mai letto niente. Ed è vero: Andrea De Carlo scrive un pò come me, o forse io scrivo un pò come lui o forse, visto che io non l’avevo letto e lui certamente non mi ha letto, non ci conosciamo e abbiamo una qualche affinità di anima nonostante vite, età, carriere e percorsi differenti. Questo romanzo, tra gli ultimi scritti nella lunga carriera dell’autore è un viaggio ed un incontro tra Milena, che si è trasferita in Provenza per aprire una gelateria con la sua nuova (e prima, al femminile) compagna e Nick, musicista, rockstar, vicina al matrimonio e ruota su poche giornate in cui le loro vite si incrociano, un pò plausibilmente, un pò a forza e con queste due anime che si scontrano, si schiantano per defragare entrambe o forse per ritrovare un assetto più equilibrato. Non perfetto, ma intensissimo nello sguardo psicologico e molto ben scritto, è sicuramente una piacevolissima scoperta.

Se ti interessa, lo trovi qui.

L’espressione più spontanea di una versione migliore di me – Riccardo Palombo

Non è un libro, questo: è un piccolo ebook. Non è un libro lungo, sono una cinquantina di pagine, di note registrate tra un giorno e l’altro di un cammino di montagna.

Riccardo Palombo è un giornalista e divulgatore informatico, che ha sempre lavorato in maniera diversa dagli altri, sempre legato ad una personalità complessa, insicura e maniacalmente precisa, alla ricerca di una propria verità da qualche parte e di un punto di equilibrio.

Tra siti, podcast e canali Youtube la sua voce è in giro da tanto ma questo piccolo progetto, reso in un ebook a 0,99 euro, è un breve quanto significativo viaggio interiore di una persona che si aggira per natura, montagne e scampoli di una umanità che quasi non c’è più.

Se ti interessa, lo trovi qui.

Anno 2025

Posted on 21 Dicembre 202531 Dicembre 2025 by Alessio

Per il terzo anno di fila proseguiamo questa lunga tradizione. In un anno si consumano tante esperienze e quest’anno a guardare il segretissimo file con tutte le memorie tracciate, ci sono stati oltre 750 brani (circa qui 70 album) , quasi 20 libri, 35 film, diverse serie tv e molto altro. Tra queste tante belle cose, nell’ennesimo anno passato in un mondo che spesso ritiene il passato sia meglio del presente e che pure nel presente non si immerge. Un peccato, che cerchiamo di colmare qui.

Ecco cosa è successo di bello quest’anno e che pure ne è solo una piccolissima porzione, perché il tempo è quello che abbiamo tutti e quindi, chissà quanto ci siamo persi.


>>I Libri consigliati da leggere <<
>>I Film, le serie, i videogiochi consigliati<<
>>La musica da ricordare: canzoni, artisti e concerti
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Le presentazioni – Una Galleria

Posted on 13 Aprile 20253 Maggio 2026 by Alessio
  • 5 dicembre 2024 alla Biblioteca Bassani di Ferrara
  • 8 dicembre 2024 alla libreria Ubik di Ferrara
  • 28 Febbraio 2025 alla biblioteca di Portomaggiore (Ferrara)
  • 12 Aprile 2025 alla biblioteca di Sant’Agostino (Ferrara)
  • 5 Settembre 2025 alla Biblioteca di Occhiobello (Rovigo)
  • 18 Ottobre 2025 alla biblioteca di Massa Fiscaglia (Ferrara)
  • 2 Maggio 2026 libreria Sottotraccia Imola (Bologna)

2024 – La musica da ricordare: album, canzoni, concerti.

Posted on 30 Dicembre 2024 by Alessio

Ci ho un pò pensato e forse, sì, nel 2024 ha veramente poco senso un elenco degli “album”, qualcosa che in effetti oggi non ascolta più nessuno, se non del proprio artista preferito. Per il resto l’ascolto musicale è oggi (escludendo chi ha ancora il fuoco della passione, ovviamente) sottofondo o comunque con moderato interesse, in un mondo pieno di distrazioni che non vede più la musica come elemento centrale e culturale.

Detto ciò è stato un bell’anno, eccome: come ogni anno. Se arrivi a questa lista senza conoscermi, sappi che per qualche motivo poco sensato scrivo una newsletter settimanale che ogni giovedì cerca di raccontare la musica contemporanea, ma quella interessante, non quella dei grandi numeri.

Per il resto, ci prendiamo ora un bel respiro e partiamo con una lunghissima lista di canzoni: a te, lettore poi, il compito in caso di approfondire!

>> “Mary Boone” – Vampire Weekend

Non così prevedibile che il quinto disco della band fosse un così importante salto in avanti: un pugno di canzoni bellissime, che si muovono in direzioni musicali ampie, semplici solo all’apparenza. Così come questa, che è una instant classic: non ha nemmeno un ritornello, è semplicemente un gran bel pezzo di musica contemporanea. Li ho visti a Parigi in concerto, leggine qui.

>> “Flower Face” – Eternal Sunshine

Classe 88, dal Canada, la nostra Flower Face è apparsa come una cometa accecante, con il suo (bellissimo) disco Girl Prometheus, intenso, struggente e a tratti potentissimo, come in questo crescendo che mozza il fiato. A proposito di buona musica fuori dai radar.

>> In The Modern World – Fontaines D.C.

Consacrazione? I nostri ragazzi di Dublino sono probabilmente l’unica band rock ad essere riuscita a sdoganarsi e diventare di massa negli ultimi 10 anni. Ricordiamo bene le parole: degli ultimi anni. Perchè certo che resistono i grandi nomi (spesso a dispetto della loro carriera artistica in declino) ma di nuovi no, non è un gran momento per le chitarre. Poi ci sono loro: 4 dischi dal 2019, più quello (molto buono) solista del cantante Grian Chatten e diverse direzioni esplorate, con questo ultimo disco che vira ancora leggermente e che rimane impresso in diversi ottimi momenti che sanno di piccolo classico, come questa In The Modern World.

>> “Like a Lover” – Loren Kramar

Non è giovane, Loren Kramar: il suo nome girava da diversi anni (si legge di una news del 2015 su Apple Music) eppure ha aspettato il 2024 per il suo debutto. Un disco intimo e sorprendente, un piccolo musical in formato album, pieno di personalità e delicatezza. Tra le varie tracce, questa Like a Lover è la ballata perfetta che in un mondo ideale diventa un classico istantaneo.

>> “The Love It Took To Leave You” – Colin Stetson

A proposito invece di saper esplorare i generi: un album dove è il sax a farla da padrone non è una cosa frequente, ma questo brano, cardine e titolo del disco di uno dei più noti e rispettati sassofonisti del mondo è semplicemente incredibile. Oltre sette minuti di pulsazioni notturne e suoni che fanno viaggiare: qui ci vogliono cuffie e concentrazione, ma è anche farsi un bel regalo.

>> “Knife Edge” – Thom Yorke

I Radiohead e la voce di Thom Yorke sono stati IL segno di un prima e un poi nella mia esistenza, innegabilmente. Che oggi siano un gruppo di persone che pubblica a nome proprio o con progetti vari (vedi i The Smile) è verissimo, che non siano più in grado di essere qualcosa di diverso da tutto il resto altrettanto. E non c’è niente di male: hanno già sfornato capolavori a ripetizione. Detto questo, ogni tanto, capita il lampo di luce: in questo caso è Thom Yorke solista, nella colonna sonora che scrive per il film Confidenza, a regalarci una di quelle ballate che portano brividi alla schiena.

>> “Strawberry Line” – Beak

Trio sperimentale con (anche) Geoff Barrow (dei Portishead) dopo sei anni di silenzio ecco tornare i Beak, con un album pubblicato a sorpresa senza annunci. Come sempre sperimentale e particolare, la perla sta proprio nell’inizio: un lungo ed emozionante crescendo che ci ricorda quanto è bello avere persone creative al mondo.

>> “Shithouse” Big Special

Un altro botto del 2024: perché a chi scrive piacciono gli esordi. Specialmente quando sono esplosivi: qui parliamo di un duo che proviene dal cuore dell’Inghilterra, alla voce uno, alla batteria l’altro, in grado di mettere in musica ironia, protesta sociale e tutto quello che è il moderno post-punk, fatto bene. Tanti i brani bellissimi, questo è più particolare: storto, alieno, risentito, è un piccolo manifesto di cosa c’è qui dentro: energia.

>> “A Bad Wind Blows in My Heart Part 3” – Bill Ryder Jones

Già chitarrista dei Coral, da qualche anno il nostro Bill Ryder Jones è autore di dischi solisti sempre più interessanti e forse “Iechyd Da” è il punto massimo raggiunto al momento. Un disco elegantissimo che tocca la sua vetta in questa pt. 3 (vera, perché esistono già part 1 e 2 in precedenti album) che si fa amare nel suo crescendo nella seconda parte.

>> “Cinderhaze” – Stumbleine

Cambiamo un pò genere: elettronica lenta e dilatata di gran classe. L’ottavo disco su studio di Stumbleine fa quello che oggi si fa meno, ovvero regalare un ottimo disco di pulsazioni delicate ed eleganti, di cui Cinderhaze è la più toccante di tutte. Il disco perfetto per una sera in una metropoli notturna, camminando sotto la pioggia.

>> “Killing Time” – Magdalena Bay

Giovane duo di Los Angeles, al secondo album i Magdalena Bay scrivono il gioiellino pop dell’anno: un album sia accessibile che colorato, pieno di idee e derivazioni in tutte le direzioni. Un pò, se vogliamo, vicini agli Mgmt più accessibili, ogni canzone è una scoperta e se ne sono accorti in parecchi, vedendo le classifiche di fine anno che spesso li inseriscono tra le cose migliori di quest’anno.

>> “Place in the sun” – Chelsea Wolfe

Dai colori dei Magdalena Bay alle profondità di Chelsea Wolfe: la sensazione è che la nostra si lasciata avvolgere da un percorso di maturazione, abbandonando un pò le maggiori ruvidezze e scrivendo un ottimo, ottimo disco che si muove tra rock e trip-hop oscurissimo, di cui questa traccia è l’apice assoluto, per come si evolve e si lascia andare in un emozionante finale.

>> “My God” – Tapir

Il piccolo progetto sconosciuto che ha fatto parlare di sè quest’anno: pubblicato in tre atti, dal 2022 al 2024, il progetto di questi sei proveniente da Londra ha qualcosa dell’energia collettiva dei primi Arcade Fire o dei più recenti Black Country, New Road: eleganza e racconto, folk e rock che si fondono in un disco fatto con calma, tre anni lunghi di lavoro e un ottimo risultato finale. My God è il gioiellino accessibile che fa da porta d’ingresso.

>> “Big Swimmer” King Hannah

Qui c’è qualcosa di strano: i King Hannah sono stati uno dei miei amori recenti, per un bellissimo primo disco e per la tenacia con cui li ho potuti raggiungere e intervistare in un podcast che tenevo qualche anno fa. Insomma li ho nel cuore, sono stato seduto con loro e, evento rarissimo, possiamo anche dire che per una volta, l’Italia li ha accolti con un certo amore, tanto che vengono spesso a suonare da queste parti con un certo successo di pubblico. Ecco, forse perché é stato un anno più strano di altri, ancora non sono entrato in empatia e amore con il loro secondo disco (omonimo della canzone). Vedremo nel 2025, non è assolutamente un brutto disco ma è come ritrovare una ragazza dopo una prima uscita travolgente e sentirla solo una ragazza interessante. Detto ciò: questo lentone sensuale ed elettrico è assolutamente incredibile, per cui è facile che il nostro rapporto tornerà presto dei migliori.

>> “Meccanismi” – Vasco Brondi

Una sera, durante le chiacchere mentre si faceva il bagno, d’istinto, mia figlia mi ha detto: “mi piace questa canzone!”. Capita ogni tanto e qualche settimana dopo eravamo sotto il palco dell’Estragon di Bologna con questo piccolo esserino di 8 anni che aspettava “Meccanismi”. Una canzone che è poi stata anche ricantata con Ariete e, a posteriori, leggendo i commenti, ascoltando in giro, ha forse le potenzialità per essere un brano che entra in molti cuori. E il disco di Vasco è bello, soprattutto per una grande serenità interiore e un pugno di belle canzone: che poi praticamente ne abbia visto nascere la carriera (siamo qui a Ferrara e quel famoso demo girava tra gli amici in città molto prima che Vasco fosse Vasco) è indifferente, ma è vero che Meccanismi ha quel qualcosa di speciale ed è una di quelle canzoni che se girassero in radio, al contrario di tante canzoni senza un particolare scopo se non quello di farsi canticchiare, potrebbero farci diventare ascoltatori migliori.

>> “How it Starts” Loma

Tra i dischi (e i brani) che dobbiamo portarci da questo 2024: tutti bravi a ricordarsi le perle importanti e che hanno fatto discutere, mentre tanti altri dischi si perdono e scivolano leggeri nel dimenticatoio. Mentre in questo terzo disco dei Loma c’è tantissima eleganza e qualità: un soffio tra l’elettronico e il folk, un brano che potrebbe venire dai primi Daughter, con un crescendo impetuoso nella seconda parte che è tra le cose migliori dell’anno.

>> “El Captain” – Bright Eyes

Non era scontato, facile o ovvio che nel 2024 saremmo stati a parlare di Bright Eyes. Sia come gruppo, sia del suo cantante, Conor Oberst, uno dei massimi e più geniali autori dei primi anni duemila, dove a vent’anni si era permesso di scrivere diversi capolavori. E certi anni della sua carriera sono stati sicuramente incerti, poco incisivi, normalizzati. Eppure no: il gruppo è tornato già nel 2020 con un buonissimo disco e, ancora meglio, quest’anno. Sono tornati, più adulti e consapevoli, eppure sono tornati: tra le pieghe di un ottimo disco scegliamo questa energica e quasi latina “El Captain” per salutare un talento unico, ancora in forma per scrivere ottime canzoni.

>> “Autoluminenescent” Midwife

Al di là della canzone singola, una cover strappata dal passato, l’intero album di Midwife (“No Depression In Heaven”) è un monumentale blocco emozionale dove la voce è come sott’acqua, sospesa là sotto alle note di chitarra, una voce delicata e soffusa che avvolge ed entra sottopelle. Non è un disco facile, leggero o orecchiabile, ma ce lo portiamo con noi, assolutamente, tra le gioie dell’anno.

>> “We Make Hits” – Yard Act

A proposito di persone al secondo album: gli Yard Act. Che si sono spostati più verso un rock ballabile con influenze elettroniche e tanto ritmo (rispetto alle chitarre dell’esordio, pur sempre vicini ad una certa energia ballabile) con un secondo disco molto buono, ma comunque non in grado di stare tra i migliori dell’anno. D’altro canto però sono passati in Italia e la data al Lokomotiv di Bologna che li ha consegnati come una delle migliori band dal vivo del momento: una intensa bomba di forse due ore (o un’ora e mezza, chi lo sa) senza momenti morti, piena di energia, pulsazioni, canzoni riviste, balli e momenti folli. Un gruppo (molto) interessante su disco, imperdibile dal vivo.

>> “Rich” – Young Jesus

Per chiudere l’anno, la classica canzone che fa terminare una classifica deve un pò essere significativa. E allora ci mettiamo questa “Rich”. Di un autore, che, abbiamo letto, stava per mollare tutto, di una carriera mai decollata del tutto, che ha pubblicato infine questo “The Fool” che è un album intensissimo, da quelle parti di un primo disco di Bon Iver. Così come questa delicata e struggente ballata, che scivola nel finale intrecciando due voci, una ballata storta, obliqua, che non ha la perfezione stilistica di un Damien Rice ma sa colpire dritto al cuore.



Alcuni concerti:

Un buonissimo anno per i concerti quest’anno e ne ho scritto in diversi casi.

Tre le vette: l’energia degli Yard Act al Lokomotiv di Bologna, la perfezione stilistica di Daniela Pes a Ferrara, la qualità dei Vampire Weekend a Parigi. In generale, molti sono stati i momenti di musica in grado di essere indimenticabili e non è poco, se il primo anno in cui sei andato ad un concerto è stato il 2002.

Per chi volesse, ecco alcuni momenti da rileggere assieme.

- Daniela Pes - Cortile del Castello Estense, Ferrara
- Vampire Weekend - Adidas Arena, Parigi
- Yard Act - Lokomotiv Club, Bologna
- Yann Tiersen - Hall, Padova
- il racconto del giorno 1 al festival Piknik Y Parken, Oslo (con i Massive Attack)

2024: Film, serie, animazione e videogiochi. Cose da vedere.

Posted on 23 Dicembre 202423 Dicembre 2024 by Alessio

I film imperdibili

Povere Creature
The Substance
Dune 2

È stato un anno di bel cinema, come in fondo lo sono quasi tutti. In quella sensazione generale di manchevolezza di grandi film c’è in realtà la manca di voglia di gettarsi in lidi coraggiosi, uscendo da quella voglia di “film colossal” che a poco serve. Dovendo scegliere tre esperienze indimenticabili, questi tre film si staccano sugli altri. Se Dune 2 è la conferma che questa saga può essere il Guerre stellari della nostra generazione, per immaginario, musiche, qualità e fascinazione del mondo, per gli altri due c’è soprattutto la forza con cui si impongono a rimanere. Dallo sguardo allucinato di Povere Creature, centro perfetto di Yorgos Lanthimos, con Emma Stone nel ruolo della vita, fino all’incredibile, disturbante, folle The Substance: due film imperfetti ma tanto potenti da rimanere nel cuore a mesi di distanza.

I film molto belli

Il ragazzo e l'airone
Perfect Days
Anatomia di una caduta
Trap
Civil War
Challengers
If - Gli Amici Immaginari
Il Robot Selvaggio

Mentre tra i film comunque molto belli ci sono tante belle esperienze. Da quelle inquietanti come il thriller di Trap (con il buon M. Night Shyamalan a firmare una delle sue pellicole migliori, soprattutto per la prima, tesissima ora) alle angosce politiche di Civil War. Ma non mancano gli sguardi umani: dalla perfetta normalità dei bagni di Tokio di Perfect Days, alle disgregazioni famigliari di Anatomia di una caduta e Challengers, seducente e ammaliante. È stato però un anno interessante anche per animazione e film diversi: se il ragazzo e l’airone è l’ennesima (e ultima?) affascinante invenzione di Hayao Miyazaki, a sorprendere sono la Dreamworks, che finalmente firma il suo “Wall-E” con “il Robot Selvaggio” e una perla rimasta abbastanza inosservata come “If”: apparentemente una fantasia infantile, nei fatti un film che non mancherà di strapparvi una lacrima.

Le serie e l’animazione da ricordare

Arcane stagione 2
Kaos
Fallout
Baby Reindeer
The Bear stagione 3
Exploding Kittens
Terminator 0

E dicono che non è più la stagione d’oro delle serie: certo, se non ci sono più, al momento, fenomeni generazionali come Lost o Breaking Bad o Game of Thrones, non mancano tante ottime serie da vedere. Benissimo, l’animazione ad esempio: se Arcane ha il solo difetto di finire troppo presto (e quella meraviglia che abbiamo visto non tornerà forse più, perché siamo su un livello oltre il pensabile) per altre serie c’è l’aspetto sorpresa. Fallout riprende il noto videogioco e lo trasforma in una nuova storia dal sapore sempre sospeso tra il divertente e l’amaro, Baby Reindeer inquieta tutti parlando di stalking ma al contrario (la vittima è un uomo) e la sorpresa forse maggiore è Kaos, che riprende la mitologia greca per viaggiare tra passato, presente, vita e morte con una cornice di scrittura di livello altissimo. Così come sono di ottimo livello la ripartenza di Terminator 0, in sostanza un reboot in versione anime del cult anni 90 (con più filosofia) e la dissacrante Exploding Kittens, folle trasposizione del gioco di carte in un piccolo cult tutto da ridere. E poi c’è lui, l’attesissimo The Bear, alla stagione tre. Che ha un difetto non indifferente (non porta quasi avanti la trama) e alcuni pregi che altre serie non hanno: ha personaggi che bucano, ha una scrittura che si disinteressa dei normali schemi ed è così perfetta nel ritmo e nella sceneggiatura che si riesce a perdonare quel difetto. Basti pensare alla prima puntata.

I videogiochi da non perdere

Metaphor - Re Fantazio
Hellblade 2
Alan Wake 2
Zelda - Echoes of the Wisdom
Like a Dragon Gaiden: The Man Who Erased His Name


A proposito di esperienze: cinema, libri, serie, esistono molte arti riconosciute e consolidate. Ed è un peccato lo siano solo in parte i videogiochi, che pure sono una delle più interessanti arti moderne. Ad esempio: Metaphor è il punto di arrivo di una produzione della giapponese Atlus (serie Persona) che si reinventa e ci porta in un fantasy dal sapore medioevale, con una lotta al potere indimenticabile nel suo sapere raccontare popoli diversi e la sofferenza delle differenze per il proprio luogo di nascita. A proposito di viaggi: Hellblade 2, pur leggerissimamente inferiore al primo, è un secondo, scenografico, viaggio interiore di Senua, dove scopriamo la mitologia nordica, l’Islanda e soprattutto i demoni interiori della nostra eroina: un’esperienza audiovisiva stupefacente. Due parole che possono valere anche per Alan Wake 2, due storie a fondersi, dove il thriller e il paranormale arrivano a livelli eccelsi. Infine, due perle diverse: il nuovo Zelda è un gioco a tutti gli effetti, nel termine in cui lascia la piena libertà di affrontare, creare e scoprire il lato ludico di ognuno di noi, così come l’ultimo Yakuza è invece una perfetta storia di mafia giapponese, di uomini, di onore e di sfide personali.

2024: 7 Libri consigliati

Posted on 16 Dicembre 2024 by Alessio

La stanza di sopra – Rosella Postorino

Questo libro per me è stata letteralmente un colpo di fulmine. È quasi offensiva la bellezza di questo esordio, un romanzo durissimo che affronta il percorso di una giovanissima ragazza che si confronta con la propria crescita mentre al piano di sopra c’è un padre, che è solo un corpo, immobile, vivo eppure spento, malato. C’è veramente tanto dentro a queste pagine, soprattutto un fenomenale spaccato dell’anima della protagonista. Un romanzo gioioso? Per niente. Bellissimo? Eccome. Rosella è poi diventata una scrittrice grossa, uscirà presto un film tratto da “Le Assaggiatrici” che le è valso il premio Campiello, ma qui davvero c’è già tutto. Se ti interessa, lo trovi qui.

Eureka Street – Robert McLiam Wilson

Eureka Street è un romanzo del 1996, quindi non nuovissimo e racconta una serie di vicende di Belfast, di quegli anni d’Irlanda dove era possibile che una bomba scoppiasse, che ci fossero rivolte, attentati, violenze. In questo contesto però si muovono le voci di alcuni personaggi memorabili, tra l’assurdo e il miserabile, riuscendo a raccontare perfettamente la povertà, la voglia di evadere, cosa vuol dire vivere in un contesto perennemente in bilico. Riesce a fare venire voglia di scoprire questa città, questa sporcizia, questa umanità, queste imperfezioni. Se ti interessa, lo trovi qui.

Wellness – Nathan Hill

In questo stesso sito c’è una pagina che porta a “Il Mio romanzo”. Perché io scrivo questa guida al 2024 nei giorni in cui presento il mio primo libro: ecco, poche settimane dopo averlo concluso ho trovato in Nathan Hill la mia voce oltreoceano. Enormemente più bravo, ma su quella stessa corda di sensibilità e di racconto degli esseri umani. In particolare, in Wellness, suo secondo libro (ma da recuperare è anche l’immenso The Nix) si analizza la fine di una relazione, o perlomeno il progressivo allontanamento di due persone che si conoscono da giovani (in un prologo, tra l’altro, splendido per scrittura). Un bel romanzo in cui perdersi, sicuramente un filo troppo lungo, ma chissenefrega. A tre quarti arriva poi un momento assolutamente strepitoso: diciamo un confronto, scritto con maestria mai vista. Se ti interessa, lo trovi qui.

Quando muori resta a me – Zerocalcare

Non devo certo spiegare io la figura di Zerocalcare: quel tipetto che faceva le strisce su Internazionale e sul suo blog, ormai tanti tanti anni fa, dopo diversi libri e due ottime serie su Netflix è oggi quasi un intellettuale di riferimento per una certa fascia di pubblico. Enorme è soprattutto la sua capacità di guardare con una angolazione leggermente diversa da quella da cui guardiamo tutti: in questa graphic novel si lancia in un territorio molto più intimo e adulto di altre volte, guardando soprattutto non tanto all’attualità (in cui è maestro) ma alla propria storia e alla propria famiglia. Un lavoro splendido, che sa spiegare come mai il fumetto possa far ridere, piangere o pensare. Se ti interessa, lo trovi qui.

Le schegge – Bret Easton Ellis

A quanto vedo, mancava da più di dieci anni Bret Easton Ellis, l’autore di American Psycho. Non che non avesse fatto niente nel mezzo (saggi, lavori per la tv, podcast) ma il ritorno è stato folgorante. Come per altra letteratura moderna, a tratti eccede (752 pagine che potevano sicuramente in parte ridursi) ma sarà quel lato autobiografico (davvero? fino a quanto?) sarà per quella follia inquietante di una vita così distante dalla nostra (dove lo sballo, la ricchezza, la sessualità, le droghe e eccessi sono tutti ad un lavoro maggiore rispetto alle nostre vite) ma ti prende e ti porta con sé, con una bella dose di inquietudine. Un libro che ti lascia una leggera cicatrice dentro; mica poco. Se ti interessa, lo trovi qui.

The Every – Dave Eggers

Seguito di “The Circle”, The Every è decisamente più a fuoco: Dave Eggers è un grande scrittore (basti pensare all’esordio con L’opera struggente di un formidabile genio) e qui riesce, compiutamente a guardare ai pericoli di una società moderna, connessa e giudicante, basata su un social network a legare ogni cosa. Spinge sull’acceleratore, esagera, inventa, immagina ma riesce davvero a dare un piccolo affresco di cosa potremmo essere. Non saremo questi, in futuro, ma ci andremo vicino. Se ti interessa, lo trovi qui.

Felicità – Will Ferguson

Un tipo strano Will Ferguson: intimista in “Autostop con Buddha”, in un meraviglioso viaggio a piedi lungo il Giappone, in questo romanzo di inizio millennio si inventa una storia folle basata su un presupposto assurdo: un saggio conclusivo e finale sulla ricerca della felicità. In grado di sconvolgere il mondo, con le conseguenze della totale felicità arrivata al mondo intero. Delirante, allo stesso tempo visionario e completamente a fuoco. Da leggere, nella sua soltanto finta leggerezza. Se ti interessa, lo trovi qui.

Anno 2024

Posted on 16 Dicembre 202430 Dicembre 2024 by Alessio

Anche quest’anno cerchiamo di raccontarci un pò cosa è successo di bello. Libri, dischi, concerti, film, serie tv, videogiochi. Tutto quello che ci dobbiamo ricordare: secondo me, s’intende!


I Libri consigliati da leggere
I Film, le serie, i videogiochi consigliati
La musica da ricordare: canzoni, artisti e concerti

Rassegna stampa di “Sfumature”

Posted on 2 Dicembre 202430 Ottobre 2025 by Alessio

– Intervista su Filo Magazine (2 dicembre 2024) – di Sara Di Sabatino (qui il link originale)

Segnalazione degli eventi di anteprima e presentazione su: Ferrara Today / Estense.com / Cronaca Comune di Ferrara / Comune di Terre del Reno / Il Resto del Carlino / Rovigo News / Estense.com

Menzione in una puntata del podcast Hacking Creativity

Intervista all’interno del numero 32 della rivista letteraria “Distruttori di Terre” che si può trovare in digitale ad esempio qui.

Recensione sul sul blog letterario Chicchi di pensieri

Galleria degli eventi di presentazione

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